Asad
Raza

03.11
16.12
2017

For Untitled (plot for dialogue), Asad Raza continues his exploration of inhabiting space with social practices, human and non-human beings, and objects. Raza responds to the architecture of the 16th century church by introducing flooring, lines, netting, racquets, iced jasmine tea, and coaches for a tennis-like game. He repurposes the church, a place of messages from higher authorities, into a space of two-way exchange and recreation. Raza’s involvement in tennis is longstanding; he is an avid player and has written extensively on the subject. Here he reorients the sport as a reflection on the importance of non-productive activities in a society focused on work. For Raza, the game serves as a method of absorbing energetic drives into symbolic but non-harmful practices. Visitors to Untitled (plot for dialogue) become more than spectators—practicing with the coaches, they inhabit their bodies in coordinated action. Players respond to each other through the medium of the ball and the plot of the court. The piece places the experience of play above purely visual appreciation, as the back-and-forth of tennis exchanges produces meditative beauty through actions never to be repeated.
 

Asad Raza (b. 1974, USA) combines experiences, living beings and objects in his acclaimed work as an artist, producer, and programmer. His recent projects include Root sequence. Mother tongue at the Rockbund Museum, Shanghai, and the Whitney Biennial, New York; Mondialité at the Villa Empain, Brussels; and the home show at his apartment, New York.

 
In Untitled (plot for dialogue) Raza continua la sua esplorazione di modi di abitare uno spazio ricorrendo a pratiche d’interazione tra esseri umani, esseri non-umani e oggetti. Raza risponde all’architettura cinquecentesca della chiesa introducendovi rivestimenti, linee, reti, racchette, tè freddo al gelsomino e allenatori per un gioco simile al tennis. L’artista riconfigura la chiesa – un luogo destinato alla ricezione di messaggi di autorità spirituali – in uno spazio di scambio diretto e di svago. Raza ha un interesse di lunga data per il tennis: è un avido giocatore e ha scritto ampiamente sul tema. L’artista ricorre allo sport per suggerire una riflessione sulla necessità delle attività ricreative in una società imperniata sul lavoro. Egli intende il gioco come una modalità di rilasciare energie attraverso pratiche con una alta carica simbolica, ma evidentemente non dannose. I visitatori di Untitled (plot for dialogue) sono più che spettatori – abitano i propri corpi coordinatamente a quelli degli allenatori con cui sono invitati a giocare. I giocatori interagiscono l’uno con l’altro attraverso il medium della palla e la trama del campo da tennis. La mostra pone così l’esperienza del gioco al di sopra di un apprezzamento puramente visivo, in quanto l’andirivieni del palleggio tennistico produce una bellezza meditativa attraverso gesti che non possono mai essere ripetuti.
 

Asad Raza (Stati Uniti, 1974) combina esperienze, esseri viventi e oggetti nel suo lavoro come artista, produttore, curatore e drammaturgo. Alcuni progetti recenti includono Root sequence. Mother tongue presso il Rockbund Museum, Shanghai, e la Biennale di Whitney, New York; Mondialité presso Villa Empain, Bruxelles; e the home show nel suo appartamento privato, New York.