Dawn
Kasper

the key

13 /14 / 15
10.2017
6 – 9 PM

On October 13, 14 and 15, Converso presents the key, a durational performance by American, New York-based artist Dawn Kasper. the key investigates the possibilities of healing rituals: healing a body, healing a soul, healing an environment. Healing, then, as the humus which receives and nurtures the seeds of the artistic gesture—the key to pass through, to go beyond the threshold in between doing and creating. Kasper’s rituals challenge choreography with improvisation: movements, sounds (human voices or of musical instruments or of things—that is, noises), texts (words, sentences, speeches) and body configurations operate the search for the other, without seeking a climax. They interconnect without spiraling into sequence, instead weaving the dullness of a pattern. In the artist’s words: “Locating the interconnectivity through improvisational movement would, in theory, create patterns. The patterns would be drawn and so the composition created during the performance of activating materials. Materials such as musical instruments, props, people moving in the space. They themselves depict and reference patterns drawn between theoretical and philosophical questions. The patterns drawn become documentation. Documentation as data collection; data collection as composition; composition as sounds—sounds that then become archived.” With the key, as in many of Kasper’s performances, we are located before and after the artistic gesture. As the audience who surrounds the stage, we are brought to the periphery of creation, a hazy landscape in which either we wander—and so we get lost—or we stay yearning for the center. Where is art? Is it there? Is it here? Is it with her, the (alleged) artist? Is it with us? Didn’t we just gather (in a church!) to partake in an artistic happening (a ceremony!)? Of course, belief is the most pervasive force at play here. And the exercise of belief is what Kasper’s performance calls to an arrest, a suspension—so we can ask ourselves more and more questions about where the art lies.
 


Dawn Kasper (b. 1977, US) is a New York based artist working in performance, installation, sculpture, drawing, photography, video and sound. Her work has been exhibited widely, among others, at the Migros Museum, Zurich; Tramway, Glasgow; the 2012 Whitney Biennial, New York; David Lewis, New York; Tang Museum, Skidmore College (NY); and the Portland Institute for Contemporary Art (OR). Kasper is currently part of the 57th International Art Exhibition – La Biennale di Venezia “Viva Arte Viva.”

 
Il 13, 14 e 15 ottobre Converso presenta the key, una performance dell’artista americana Dawn Kasper. the key interroga le potenzialità dei rituali di guarigione: guarire un corpo, guarire un’anima, guarire (sanare) un’ambiente. La guarigione, quindi, come l’humus che riceve e coltiva i semi del gesto artistico – una chiave [key], appunto, per passare attraverso, oltrepassare la soglia tra il fare e il creare. Nei rituali di Kasper una data coreografia è pregiudicata dallo spazio lasciato all’improvvisazione: movimenti, suoni (voci o di strumenti musicali o di oggetti – e quindi, anche, rumori), testi (parole, enunciati, dissertazioni) e configurazioni corporee si susseguono alla ricerca l’uno dell’altro, ma al di fuori del proposito di un climax. Si interconnettono, ma senza avviare una sequenza a spirale. Piuttosto tessono la monotonia di un motivo. Nelle parole dell’artista: “Individuare un’interconnettività attraverso movimenti improvvisati, in teoria, genererebbe dei motivi. I motivi verrebbero disegnati e così la composizione verrebbe creata durante l’azione di attivare determinati materiali. Materiali come strumenti musicali, arredi scenici, persone nello spazio. Questi stessi materiali descrivono e fanno riferimento a motivi disegnati intessendo domande teoretiche e filosofiche. I motivi diventano documentazione. La documentazione come raccolta di dati; la raccolta di dati come composizione; la composizione come suono – suono che infine viene archiviati.” Con the key – e tanto accade in molte altre performance di Kasper – ci troviamo prima e dopo il gesto artistico. Come un pubblico circonda un palcoscenico, siamo condotti alla periferia della creazione, una paesaggio caliginoso nel quale o vagabondiamo – e quindi ci smarriamo – o restiamo, ad agognare il centro. Dov’è l’arte? È laggiù? È qui? È con lei, l’artista? È con noi? Non ci siamo giusto riuniti (in una chiesa!) per prendere parte a un avvenimento artistico (una cerimonia!)? La fede è naturalmente la più pervasiva forza in gioco qui. E l’esercizio della fede è quanto le performance di Kasper invitano a un arresto, a una sospensione – in questo modo possiamo porci sempre più domande sui luoghi e i modi attraverso i quali l’arte si materializza.
 

Dawn Kasper (1977, US) è un’artista di New York che lavora con la performance, il disegno, la fotografia, il video e il suono. Il suo lavoro è stato esposto, fra le altre sedi, al Migros Museum di Zurigo; da Tramway, Glasgow; alla Biennale del Whitney Museum nel 2012, New York; da David Lewis, New York; al Tang Museum, Skidmore College (NY); e al Portland Institute for Contemporary Art (OR). Kasper è attualmente presente alla 57esima Biennale di Venezia, “Viva Arte Viva.”