WILL
BENEDICT
&
STEFFEN
JØRGENSEN

THE
REST
AURANT

02.03
13.04
2018

For their new video, The Restaurant, Will Benedict & Steffen Jørgensen have created a fable of our own metabolic moral economy, a world-inside-a-stomach populated by embodied libidinal forces both earthly and celestial. The Restaurant opens directly onto the hot locus of the food experience, where grotesque global inequalities meet our daily lives and where the transformation of our most basic metabolic process, something fundamental to life since our mono-cellular ancestors drifted in plasmal seas, to an activity so overdetermined, that in order to eat we need not just food but:

– the entire apparatus of the internet, with it’s heavy breathing servers,

– all the ink and paper that newspapers and books use up,

– all the air, water and calories we burn thinking,

– a state, with laws to defend our property, and militarized squads to enact and reinforce those laws, and finally,

– all the hours of time and effort we spend deciding and evaluating where, how and with what our experience is to be had.

The Jains believe in either a seven or eight chambered model of hell. Each part of Jain Hell is colder than the last. Thankfully, this hell is not a final destination—instead, the Jains believe their hell corrects the moral failings that consigned people there, and after a time they are reincarnated to try again at living well. Ejected from the bowels of hell, the soul can, as a fresh poop, try and grow into a lighter and more improved moral vehicle.

Since the unveiling of the food experience, our entire cultural economy has been revealed as a market speculating on the future of our own feces. For this, we created theatre, art, and music. For this, we have so thoroughly militarized the police. The god we have been venerating, that we created capitalism to serve and worship, has been inside us this whole time. THE CALL IS COMING FROM INSIDE THE HOUSE.

Benedict & Jørgensen’s fable shows us that we are no longer eating to provide energy and motion to our organism, but rather the reverse: the shit is driving the body. If we try and assert ourselves, our waste answers back: “Do you feel like you’re in charge?”

The world of The Restaurant is not entirely without optimism. The resonant antipodean tones of the Snailien (a half man, half snail who delivers groceries) indicates the flexibility of the natural world, indulging us in our wild pursuit of our own waste. He is a reminder that this world is not a zero-sum system: his pliancy suggests a both/and scenario living alongside the apocalyptic coprophagia that otherwise rampages through The Restaurant. To compliment the inclusivity of both/and, The Restaurant also includes it’s reflection, neither/nor, in the haughty and removed figure of the Alien, whose goals lie beyond our comprehension. One hopes that in the gaze of their otherness we can grow a sense of appropriate shame for our role in ruining a planet, forcing the majority of the world to crawl while we drive and raising our own fear of disappointment to such heights that we can no longer see the sky without peering through the telescope of our own expectations.

(Steve Kado)

 

Will Benedict (b. 1978, Los Angeles) is an artist living in Paris. His work was recently included in the exhibitions I AM A PROBLEM at Museum für Moderne Kunst, Frankfurt am Main (2017), Genre Non-Conforming: The DIS Edutainment Network at the De Young Museum, San Francisco (2017), the 9th Berlin Biennial (2016), the 10th Nicaragua Biennial (2016) and the 31st Ljubljana Biennial (2015). Recent solo exhibitions include: Recent Video at Overduin & Co., Los Angeles (2018), Fiction is a Terrible Enemy at Fondazione Giuliani, Rome (2017), The Social Democrat at Gio’ Marcon, Milan (2017), Law and Order at Simon Lee, Hong Kong (2017) and I AM A PROBLEM at Rob Tufnell, London (2016).

 

 

 

Steffen Jørgensen (b. 1983) is an artist based in Copenhagen. Together with Robert Kjær Clausen and Allan Nicolaisen he is the author of a range of films including, Sirens (2015), Sniper on the Sun (2014), Suicide Monkeys (2012), Easy Beige (2008), Cornucopia (2007), Captain’s Log (2004) that have been exhibited at Christian Andersen, Copenhagen, Paramount Ranch, Los Angeles, Toves, Copenhagen, Kunstraum, London, Galeria Vermelho, Sao Paolo and Pro Choice, Vienna. Jørgensen is co-founder of the exhibition space and artist collective YEARS in Copenhagen.

 

Per il loro nuovo video, The Restaurant, Will Benedict e Steffen Jørgensen hanno creato una favola della nostra economia metabolica, un mondo-stomaco popolato da forze libidinali, terrene e celesti. The Restaurant si sviluppa a partire dal punto dove le più grottesche iniquità globali incontrano il quotidiano: ovvero, l’esperienza del mangiare. E del resto come inquadrare la trasformazione dei più basilari processi metabolici, fondamentali alla vita sin da quando i nostri antenati unicellulari vagavano in acque plasmatiche, di fronte a un’attività diventata così sovradeterminata che, per mangiare, non abbiamo solo bisogno del cibo stesso, ma anche:

– dell'intero apparato dell’internet e dei suoi server col fiato corto;

– di tutto l'inchiostro e la carta utilizzati da libri e giornali;

– di tutta l'aria, l’acqua e le calorie che consumiamo pensando;

– di uno Stato di Diritto, con leggi atte a difendere la proprietà privata e squadroni militari per farle rispettare;

– di tutto il tempo e gli sforzi che impieghiamo a prendere decisioni e valutare dove, come e quando godere delle nostre esperienze.

I seguaci del Gianismo credono in un inferno diviso in sette o otto gironi. Ogni parte dell’inferno gianista è più fredda della precedente. Fortunatamente quest’inferno non è una destinazione definitiva: i Gianisti credono che l’esperienza infernale purifichi dagli errori commessi in vita e che hanno consegnato le anime a quel luogo. Queste, dopo un periodo di reincarnazione, possono riprovare nel tentativo di vivere nella moralità. Espulse dalle budella dell’inferno come feci fresche, le anime hanno una nuova possibilità per crescere rettamente in un corpo migliore.

Da quando la cultura della cosiddetta “food experience” ha pervaso il nostro immaginario, tutta l’economia culturale si è rivelata una mera speculazione sulle nostre stesse feci. Per questo abbiamo creato il teatro, l’arte e la musica. Per questo abbiamo militarizzato così capillarmente le forze dell’ordine. Il dio che abbiamo a lungo venerato, e per servire e adorare il quale abbiamo creato il capitalismo, è stato dentro di noi per tutto questo tempo. LA CHIAMATA VIENE DALL’INTERNO.

La favola di Benedict e Jørgensen ci mostra che non mangiamo più per generare energia nel nostro organismo: al contrario, è la merda che lo mette in moto. Se proviamo a imporci, i nostri escrementi ci rispondono: “Ti sembra di poter(ci) comandare?”

Ma il mondo di The Restaurant non manca interamente di ottimismo. Le chiose altisonanti di Snailien (una creatura per metà uomo e per metà lumaca che consegna ortaggi a domicilio) evocano la flessibilità del mondo naturale. Si tratta di promemoria del fatto che questo mondo non è un sistema “a somma zero”: la sua malleabilità suggerisce uno scenario basato su una logica del “sia/e”, che vive in accordo con la coprofagia apocalittica che infuria in The Restaurant. A completare l’inclusività del “sia/e”, The Restaurant include, del resto, anche il suo opposto, la logica del “neanche/né”, incarnata dalla figura altera dell’Alieno, le cui ragioni vanno al di là della nostra comprensione. Non ci resta che sperare che, nella contemplazione della diversità di tali personaggi, sia possibile maturare un senso di opportuna vergogna della responsabilità che abbiamo nel processo di distruzione del nostro pianeta, una vergogna che ci spinga a muoverci a rilento mentre guidiamo, e a sviluppare un tale timore della delusione da impedirci di guardare il cielo senza sbirciarne la vastità attraverso il telescopio delle nostre aspettative.

(Steve Kado)

 

Will Benedict (1978, Los Angeles) è un artista. Vive a Parigi. Il suo lavoro è stato recentemente incluso nelle mostre I AM A PROBLEM al Museum für Moderne Kunst, Francoforte (2017), Genre Non-Conforming: The DIS Edutainment Network al De Young Museum, San Francisco (2017), la 9a Biennale di Berlino (2016), la 10a Biennale del Nicaragua (2016) e la 31a Biennale di Lubiana (2015). Tra le recenti mostre personali si ricordano: Recent Video a Overduin & Co., Los Angeles (2018), Fiction is a Terrible Enemy presso la Fondazione Giuliani, Roma (2017), The Social Democrat a Gio’ Marconi, Milano (2017), Law and Order a Simon Lee, Hong Kong (2017) e I AM A PROBLEM a Rob Tufnell, Londra (2016).

 

 

 

 

Steffen Jørgensen (1983) è un artista. Vive a Copenaghen. Insieme a Robert Kjær Clausen e Allan Nicolaisen è autore di una serie di film tra cui, Sirens (2015), Sniper on the Sun (2014), Suicide Monkeys (2012), Easy Beige (2008), Cornucopia (2007), e Captain’s Log (2004) mostrati, tra gli altri, da Christian Andersen, Copenaghen, Paramount Ranch, Los Angeles, Toves, Copenaghen, Kunstraum, Londra, Galeria Vermelho, San Paolo e Pro Choice, Vienna. Jørgensen è co-fondatore dello spazio espositivo e collettivo di artisti YEARS a Copenaghen.

 

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