YNGVE
HOLEN

ROSETTA
(DECOR
AZIONE)

31.05
07.07
2018

On May 30, at 6 pm, Converso presents Rosetta (Decorazione), an exhibition by Yngve Holen. The work of Norwegian-German artist Yngve Holen often insists on mobility. The objects he appropriates—including automobile doors and head- and taillights—are intended to be perceived in motion, yet by depriving them of their original function and transferring them into the context of art, the artist reveals tension in their design. Holen first engaged car wheels in his 2016 series Leichtmetallräder, light-alloy rims gutted from wheels and cut using a 5-axis water jet: isolated and altered, the rims pose questions about the distribution of wealth, fetishization of objects, and the role of ornament today. At least since the publication of Adolf Loos’s "Ornament and Crime," in 1908, the ornate has been seen as political, but this reduction by alleged modernism can at the same time be considered a well-concealed, conservative, and reactionary mentality. For his latest body of work, titled Rose Painting, Holen has turned again to car wheels, further abstracting their forms: first, he 3D-scanned the rims from SUVs and scaled the digital meshes to four times the objects’ original size; then, he optimized the scans and had them milled in cross-laminated timber (CLT), in so transposing the rims from alloy to wood. In Rose Painting, by achieving a sculptural quality through an industrial process and a material that—at least in art—is usually confined to craftsmanship, Holen re-imagines canonical languages of sculpture while at the same time acknowledging the mimetic character of consumer objects. Indeed, in the car industry, rims––or custom wheels—pertain to the realm of extras: they are pure luxury items, the ultimate ornaments, and thus can also be understood as a symptom of contemporary taste torn between a longing for tradition and an ever-increasing dependence on technological innovation. Shown within the context of the baroque church of San Paolo Converso, Holen’s sculptures fully engage the architecture: while their title homages the Norwegian tradition of rosemaling, a technique of painting on wood which employs floral motifs, their material—timber—echoes the practice of artistic woodcarving and, with it, the vernacular imagery of idyllic landscapes (the snowflakes, the edelweisses); ultimately, their circular shape and symmetrical geometry recall the rose windows so characteristic of many pre-Baroque churches. While they could seem to belong to this place, Holen’s sculptures—their anti-smoothness, or better, their chunkiness—estrange themselves by touching on economy: the economy of one’s visual landscape as well as of one’s system of values. Clutched to the steel truss that holds them up, they evoke the solitude of gargoyles, or those grotesque shapes that in church architecture summon the dark side of opulence.  
 

Yngve Holen (b. 1982, Germany) lives in Berlin. Recent solo exhibition of the artist have been hosted by Galerie Neu, Berlin; Fine Arts, Sydney; Schloss, Oslo; Kunsthalle Basel; Stuart Shave/Modern Art, London; and Neue Alte Brücke, Frankfurt. Holen’s work has been exhibited widely, among others, at Sammlung Boros, Berlin; Aishti Foundation, Antelias; ZKM | Center for Art and Media, Karlsruhe; Mudam Luxembourg; Kunstverein Hannover; Bergen Kunsthall; High Line Art, New York; Fridericianum, Kassel; and KW Institute for Contemporary Art, Berlin. Holen contributed to the 9th Berlin Biennale.

 
Il 30 maggio, alle ore 18, Converso presenta Rosetta (Decorazione), una mostra dell’artista tedesco-norvegese Yngve Holen. La produzione artistica di Holen gravita spesso attorno al tema della mobilità. Gli oggetti dei quali Holen si appropria vanno immaginati in movimento. Astraendoli dalla loro funzione originale e trasferendoli nello spazio dell’arte, l’artista rivela una tensione intrinseca al loro linguaggio formale. Holen approccia la forma dei cerchioni di automobili con la serie Leichtmetallräder (2016), cerchi in lega ai quali rimuove l’anello con un taglio a getto d’acqua. Isolati e snaturati, i cerchioni stimolano una riflessione sulla distribuzione della ricchezza, sulla feticizzazione dell’oggetto e sul ruolo della decorazione nella contemporaneità. Fin dalla pubblicazione, nel 1908, di Ornamento e Delitto di Adolf Loos, la decorazione è stata letta in chiave politica; ma sottoposta al discredito del Modernismo, essa può essere anche letta come sintomo di una mentalità conservatrice e reazionaria. Per la sua ultima serie, intitolata Rose Painting, Holen ritorna al cerchio in lega astraendone ulteriormente le forme: prima, esegue una scansione 3D di cerchioni di SUV e ingrandisce i modelli digitali di quattro volte rispetto alla loro dimensione originale; successivamente, ottimizza le scansioni perché le forme possano essere tagliate con una macchina a controllo numerico da un blocco di legname, in questo senso trasponendo gli oggetti in questione dal metallo al legno. Con Rose Painting Holen persegue la qualità proprie della scultura attraverso una lavorazione di tipo industriale e un materiale solitamente riservato all’artigianato: ripensando i linguaggi scultorei canonici, prende coscienza del carattere mimetico degli oggetti di consumo. Non a caso, nell’industria automobilistica, i cerchioni – spesso personalizzati – rientrano nella categoria dei cosiddetti optional: sono meri accessori di lusso, ornamenti par excellence, e pertanto possono essere considerati sintomi del gusto contemporaneo, diviso tra una tensione verso la tradizione e una sempre crescente dipendenza dall’innovazione tecnologica. Nel contesto della chiesa barocca di San Paolo Converso, le sculture di Holen entrano in dialogo con l’architettura. Se il titolo della serie omaggia la tradizione norvegese del rosemaling, una tecnica di pittura sul legno a motivi floreali, il loro materiale richiama le pratiche dell’intaglio del legno e, con esse, l’immagine vernacolare di paesaggi idilliaci (i fiocchi di neve, le stelle alpine). La forma circolare e la geometria simmetrica delle sculture, infine, evoca i rosoni caratteristici di molte chiese pre-barocche. Nonostante possa sembrare che appartengano a questo luogo, le sculture di Holen – per quella che è anche la loro “rozzezza” – se ne estraniano e chiamano in causa l’idea di economia: economia di un paesaggio visivo, così come di un sistema di valori. Aggrappate alla struttura metallica che le sostiene, ricordano la solitudine dei gargoyle – o di quelle forme grottesche che nell’architettura ecclesiastica evocano il lato oscuro dell’opulenza.
 

Yngve Holen (b. 1982, Germania) vive a Berlino. Le sue più recenti mostre personali sono state ospitate da Galerie Neu, Berlino; Fine Arts, Sydney; Schloss, Oslo; Kunsthalle Basilea; Stuart Shave/Modern Art, Londra; e Neue Alte Brücke, Francoforte. Il lavoro di Holen è stato ampiamente esposto, tra gli altri a Sammlung Boros, Berlino; Aishti Foundation, Antelias; ZKM | Center for Art and Media, Karlsruhe; Mudam Lussemburgo; Kunstverein Hannover; Bergen Kunsthall; High Line Art, New York; Fridericianum, Kassel; e KW Institute for Contemporary Art, Berlino. Holen ha partecipato alla 9a Biennale di Berlino.

 

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